I detenuti del carcere di Sulmona e il recupero spirituale

SULMONA, 9 marzo – E’ la prima esperienza, tra il religioso e il laico, di recupero spirituale all’interno di un carcere. Si è conclusa in questi giorni a Sulmona, su iniziativa della Asl dell’Aquila.
Duecento i detenuti che hanno lavorato con gli specialisti in un sistema di complesse misure di sicurezza. Un programma di quattro tappe in cinque mesi: i detenuti avevano tutti rilevanti pene da scontare, tra i venti e i trent’anni e trascorsi in organizzazioni criminali come mafia, n’drangheta e Sacra Corona.
Promotore del progetto è stato Vittorio Sconci, direttore del dipartimento salute mentale della Asl mentre la coordinatrice è stata la psicoterapeuta Stefania Ricciardi. Il percorso di introspezione a beneficio dei detenuti, messo a punto dalla Asl, ha preso spunto dallo storico evento della Riconciliazione, intervenuta in Sudafrica e nel Ruanda, nei primi anni 90, in seguito ai drammatici eventi dell’apartheid e del genocidio etnico. Successivamente a queste stragi furono avviate iniziative legali che portarono, in alcune circostanze, alla riconciliazione tra autori dei crimini e familiari delle vittime.
L’obiettivo dell’iniziativa Asl, supportata dai vertici del penitenziario, è stato proprio quello di cogliere l’essenza di questa importante circostanza storica del Sudafrica e di calarla all’interno del carcere.
Il primo incontro, a ottobre, è stato condotto da Giuseppe Florio, teologo-biblista e presidente della Ong ‘progetto continenti’, che ha avuto come tema la ri-trascrizione della propria vita partendo da fonti spirituali.
Il secondo confronto con i detenuti, tenuto da Stefano Cera, consulente familiare, ha riguardato la responsabilità verso il prossimo mentre il terzo incontro, con relatore Franco Picini, si è incentrato sulla felicità, considerata dal punto di vista del buddismo. A chiusura del ciclo di confronti c’è stato il quarto incontro collegiale, svoltosi a fine febbraio.
Il progetto verrà riproposto nel carcere di Avezzano.