Asl Lanciano Vasto Chieti, la Corte dei Conti: “La nomina di Di Pietro non è conforme alla legge”

CHIETI, 17 giugno 2017 – La nomina di Sabrina Di Pietro, a direttore amministrativo dell’Azienda Sanitaria di Lanciano Vasto Chieti, non è conforme alla legge. E’ quanto rimarcato in un decreto dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Maurizio Stanco, il quale chiede anche alla Asl di “fornire entro 20 giorni elementi integrati di delucidazione, comunicando gli eventuali provvedimenti che vorranno essere assunti in materia”.
Secondo la magistratura contabile abruzzese, la nomina di Di Pietro non è conforme alla legge per via dell’assenza del requisito della direzione quinquennale di struttura sanitaria di media e grande dimensione, ”non essendo utile il periodo relativo alla ex Onpi di Caprara, nel Comune di Spoltore, di cui Di Pietro è stata direttore”. In base alle comunicazioni del Comune di Spoltore alla Procura regionale della Corte dei Conti, infatti, l’istituzione pubblica ex Onpi non è una struttura sanitaria né ha ricevuto autorizzazioni quali struttura socio sanitaria in favore di anziani sufficienti e non autosufficienti. In merito, inoltra, nulla risulta alla Asl di Pescara. Infine l’ex Onpi non soddisfa il requisito dimensionale prescritto dal legislatore, avendo due soli infermieri e un medico geriatrico in convenzione.
A sollevare il caso della mancanza di requisiti per la nomina di Sabrina Di Pietro è stato, nei mesi scorsi, il presidente della Commissione di Vigilanza della Regione, Mauro Febbo, consigliere regionale in quota Forza Italia. Febbo ha presentato esposti sia alla Procura contabile che alla Procura della Repubblica di Chieti. Questo il suo commento:
”Adesso sappiamo chi aveva ragione e chi invece ha operato in malafede non rispettando leggi e regolamenti vigenti. Dopo le mie denunce pubbliche, un’ interpellanza al presidente della Regione e l’esposto alla Procura della Repubblica, oggi arriva il giudizio chiaro e inequivocabile della Corte dei Conti. Mi fa specie e meraviglia, invece, come si sia cercato sottacere e secretare, quello che comunque sarebbe saltato fuori, da parte della stessa Asl. Credo che questo sia un atteggiamento infantile e superficiale, soprattutto perché viene da persone che mi conoscono bene e che sanno che vado sempre fino in fondo nelle questioni, in modo particolare quando sono poco chiare”.
Febbo annuncia che chiederà l’istituzione di una commissione speciale d’inchiesta:
“Per capire cosa e quali danni determinerà la decadenza di una figura apicale, con responsabilità tecniche specifiche così elevate, che ha firmato atti rilevanti nei confronti di terzi. Adesso i danni sono stati fatti, e credo anche tanti, un po’ come la storia del Projet financing. Una storia che da oltre due anni vado denunciando, anche se qualcuno fa finta che ‘tutto va bene e madama la marchesa’. Mi attendo dalla Asl e dalla Regione azioni immediate ed urgenti al fine di salvaguardare almeno l’immagine istituzionale ormai quasi compromessa”.
Immediata la replica di Sabrina Di Pietro, affidata ad una nota:
‘Non sono stati espresse né censure né giudizi da parte della magistratura contabile e neanche da un Tribunale. Lo ha fatto, invece, solo chi ha deciso di costruire e utilizzare questo caso per trarne vantaggi in termini di visibilità e di costruzione del consenso. Che non c’entra nulla con la difesa dell’interesse pubblico. Ma per quanto ferita, difenderò sopra ogni cosa la mia dignità, nella certezza di non avere mai tradito l’etica pubblica e valori per me irrinunciabili”.
Di Pietro aggiunge:
“La nota fornita dal Comune di Spoltore in realtà dimostra lo svolgimento di attività sanitaria nella struttura ex Onpi, presso la quale operavano infermieri professionali e generici, ausiliari, specialisti e medici di medicina generale. Fin dall’origine abbiamo fatto assunzioni, siglato contratti, formulato percorsi di assistenza e cura e tutto quanto è necessario a utenti malati, disabili e anziani. Del mio percorso professionale, delle attività svolte e dei titoli acquisiti non ho mai taciuto o nascosto nulla, né la Direzione della Asl di Chieti ha negato atti e documenti ad alcuno, compreso il presidente della Vigilanza che ha sempre avuto accesso a tutto. Sono pronta a difendere l’Azienda, me stessa e l’onorabilità e la correttezza di una condotta limpida. Devo solo riflettere sui passi da compiere per avere la forza giusta e la libertà necessaria per dimostrare di non avere usurpato nulla né tradito la fiducia di alcuno. Non ho paura. Perché non ne ha chi sa di aver rispettato le regole”.