Assolta la donna di Civitaquana accusata di infanticidio. Condannata a 2 anni solo per calunnia

PESCARA, 23 maggio – Non ci fu infanticidio, a Civitaquana, nell’inverno del 2014. E’ stata infatti assolta, “perché il fatto non sussiste”, Paola Palma, 24 anni, in merito alle accuse di omicidio aggravato del figlio neonato e di occultamento di cadavere in concorso. La donna è invece stata condannata a 2 anni di reclusione, pena sospesa, per calunnia nei confronti di un amico e dell’ex marito. E’ quanto ha stabilito oggi pomeriggio il gup del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, nell’ambito del processo con rito abbreviato a carico della donna. In mattinata il pm Andrea Papalia aveva chiesto una condanna a 16 anni. L’imputata, assistita dall’avvocato Cinzia Marganella, è stata inoltre condannata a risarcire i danni, in separata sede, all’ex marito, costituitosi parte civile.
I fatti risalgono ad un periodo compreso tra la fine di gennaio e la metà di febbraio del 2014. La tesi dell’accusa era che la ragazza, giunta al settimo-ottavo mese di gravidanza, anche agendo in concorso con altre persone non ancora identificate, avesse provocato la morte del figlio neonato immediatamente dopo il parto o, comunque, del feto durante il parto e successivamente ne avesse occultato il cadavere.
L’imputata, che per questa vicenda è stata anche arrestata, è stata inoltre accusata di calunnia in quanto, pur sapendolo innocente, avrebbe incolpato un amico dell’omicidio e dell’occultamento. Nello specifico la donna, in una denuncia del maggio 2014 nei confronti del marito, avrebbe dichiarato che, giunta al settimo-ottavo mese di gravidanza, a seguito di una emorragia o, comunque, di una vistosa perdita ematica asseritamente conseguente ad un’aggressione da parte del marito, avrebbe chiesto aiuto ad un amico, il quale l’avrebbe portata immediatamente a casa sua e, dopo averle praticato una puntura per l’anestesia, l’avrebbe aiutata a partorire un bambino che sarebbe nato già morto.
La ragazza, inoltre, non solo avrebbe accusato l’uomo di avere occultato il cadavere del neonato, ma avrebbe anche riferito, sempre falsamente, secondo l’accusa, di avere successivamente incontrato casualmente l’amico, il quale l’ avrebbe minacciata di non riferire nulla e di non fare il suo nome.