Crisi di maggioranza a Teramo, salta la seduta del Consiglio comunale

TERAMO, 25 ottobre – Banchi della maggioranza semivuoti e seduta odierna del Consiglio comunale saltata. Per l’area del centrodestra teramano, che sostiene l’amministrazione Brucchi, la crisi è ormai conclamata. Quello di stamattina è un nuovo passo falso, che segue di appena 24 ore le dimissioni dell’assessore alla Cultura, Marco Chiarini. Le fibrillazioni, in seno alla maggioranza, non si arrestano e la guerra tra fazioni continua.
Questa mattina, in Consiglio, erano all’ordine del giorno la variazione al bilancio di previsione 2016-2018, la deliberazione sul documento unico di programmazione 2017-2019 e un altro provvedimento in materia di demanio. Gli esponenti della maggioranza, però, non c’erano e al secondo appello hanno risposto soltanto 16 consiglieri. L’esponente di maggioranza, Dodo Di Sabatino, è arrivato cinque minuti dopo la seconda chiamata e la seduta è stata aggiornata a giovedì 3 novembre.
Secondo alcune fonti, i consiglieri di maggioranza si sarebbero chiusi in una stanza, assieme al sindaco Brucchi, per dare vita ad un serrato confronto sulle prospettive della giunta in carica. Altri bene informati riferiscono che, in realtà, la maggioranza voleva solo prendere tempo dopo le dimissioni dell’assessore alla Cultura. Brucchi, però, smentisce entrambe le ricostruzioni:
“Non c’è stata alcuna riunione, ma siamo rimasti in stanza fino alle 10, come avviene di solito – ha detto il primo cittadino di Teramo -. La consigliera De Paolis è in stato interessante ed è dovuta andare in ospedale, mentre Di Sabatino è arrivato in ritardo di pochi minuti e solo per questo abbiamo dovuto rinviare. La seconda convocazione del Consiglio si fissa anticipo – ha rimarcato il sindaco – proprio perchè è normale che accadano questi intoppi”.
Brucchi, inoltre, ha fatto sapere di avere convocato un tavolo politico per giovedì prossimo alle 18.30.
Di tutt’altro tenore l’analisi dell’opposizione, con il Partito Democratico che ha parlato della “mancanza del numero di legale come di un fallimento della giunta Brucchi”.