D’Alfonso bocciato su nomine, il centrodestra: “non ha i numeri e tiene sotto scacco gli assessori”

L’AQUILA, 15 dicembre – Duplice bocciatura per il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, sul decreto 34 dell’aprile 2016, con il quale il governatore aveva sostanzialmente avocato a sé il potere di effettuare le nomine delle figure dirigenziali, sottraendolo agli assessori titolari delle relative deleghe. Ad imprimere un brusco stop a D’Alfonso è stato prima l’ufficio legislativo della Regione e adesso anche il Collegio regionale per le Garanzie statutarie. Pronunciamenti che spianano la strada agli attacchi da parte dell’opposizione regionale di centrodestra.
“Il decreto del presidente della Regione Abruzzo, con il quale avoca a sé tutte le funzioni non espressamente conferite al vice presidente ed agli assessori, ivi compresa qualsiasi proposta e designazione riguardante ogni incarico dirigenziale della Giunta regionale, nonché la proposta e la designazione dei rappresentanti degli organi amministrativi di vertice di enti, aziende, agenzie, società, consorzi e organismi è illegittimo”, tuonano i consiglieri regionali di Forza Italia, Paolo Gatti e Lorenzo Sospiri.
Era stato proprio il centrodestra, con una richiesta a firma dei consiglieri Chiodi, Di Dalmazio, D’Ignazio, Febbo, Gatti, Iampieri e Sospiri, a sollecitare il parere del Collegio regionale per le Garanzie statutarie, presieduto da Giampiero Di Plinio, ponendo una serie di quesiti sulla legittimità del decreto di D’Alfonso.
“Il Collegio ha dato ragione al centrodestra – proseguono Gatti e Sospiri -. D’Alfonso deve rispettare le regole e non può derogare alle leggi regionali vigenti nell’operare le nomine. Il parere reso dal Collegio è categorico e risponde nel merito alle domande poste da Forza Italia. Secondo il Collegio l’attuale cornice statutaria dell’Abruzzo non consente di riconoscere la legittimità di un potere normativo atipico, da esercitarsi con atto monocratico del vertice dell’esecutivo regionale. Inoltre il decreto deve rispettare il principio di legalità e non gli è riconosciuto rango normativo”.
Subito dopo Gatti lancia l’affondo, chiedendo la revoca delle nomine:
“Sulle nomine il decreto è suscettibile di contrastare con le leggi regionali, in quanto avoca a sé competenze che sono della giunta regionale. D’Alfonso non può aggirare con un decreto la legge regionale n.77/1999 e, nel caso volesse, il Collegio afferma che dovrebbe togliere la delega ai suoi assessori a cui spetta il potere di proposta. D’Alfonso deve quindi revocare il suo decreto e conseguentemente anche le nomine che ha effettuato in forza dello stesso, a partire da quella del Commissario dell’Ater di Lanciano. Al momento non abbiamo trovato altre nomine che potrebbero essere illegittime in forza del decreto di D’Alfonso, ma approfondiremo e vigileremo”.
Sospiri invece pone l’accento sul risvolto politico della vicenda:
“D’Alfonso non ha più una maggioranza politica e lo dimostra l’ultima seduta del Consiglio regionale nel corso della quale, senza le proposte e la presenza del centrodestra, la maggioranza non avrebbe avuto la forza ed i numeri di approvare importanti leggi. Questo decreto è la dimostrazione delle difficoltà di D’Alfonso nel gestire la sua fragile maggioranza politica. Avoca a sé tutti i poteri, per tenere sotto scacco gli assessori regionali.”
Sempre Sospiri denuncia presunte manovre del governatore a favore del proprio paese di origine:
“Secondo alcune voci non suffragate ancora da atti ufficiali, D’Alfonso avrebbe deciso di spostare l’Agenzia Regionale di Informatica e Committenza, nata dalla trasformazione della vecchia Arit, a Lettomanoppello, ovvero il suo paese natale. Se questa notizia fosse vera, dimostrerebbe ancora una volta l’arroganza del presidente, che anziché pensare a rilanciare il suo paese natale con strade, infrastrutture ed occupazione, pensa di catapultare un ente molto importante in una realtà difficilmente raggiungibile e non baricentrica per l’Abruzzo. Dopo due anni e mezzo, D’Alfonso prenda atto del suo fallimento e del fatto che non ha più i numeri. Senza il centrodestra questa maggioranza non è in grado di approvare nessuna legge o provvedimento.”