Don Aniello Manganiello a Pescara: “La Chiesa faccia di più contro la mafia”

PESCARA, 22 ottobre – “La Chiesa e le Diocesi dovrebbero contrastare in modo più fermo le interferenze da parte della criminalità organizzata“. Così, parlando agli studenti del liceo scientifico ‘Galilei’ di Pescara, don Aniello Manganiello, parroco di Scampia, in città per un incontro promosso nell’ambito del 21esimo Premio ‘Paolo Borsellino’, di cui lui è Garante. Dal parroco anche un monito ai giovani: “C’è una società sempre più individualista e chi ne fa le spese, non solo come vittime, ma anche come protagonisti, sono i giovani, che vivono un momento di grande incertezza, relativa al presente e al futuro. Bisogna mettersi in gioco”.
Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, don Aniello ha sottolineato che “i parroci hanno paura ad intervenire” e che “certi fenomeni dell’ingerenza camorristica e mafiosa nelle esperienze religiose creano una grande controtestimonianza”.
“La Chiesa dovrebbe negare i sacramenti, rinunciare anche a delle processioni; laddove non si riesce a purificare la manifestazione e a liberarla da certi condizionamenti io dico che è meglio non farla proprio, optando per percorsi di vita cristiana di altro tipo”.
Don Aniello Manganiello si è detto preoccupato, perché “noto anno dopo anno una disaffezione costante, soprattutto da parte dei giovani, rispetto al volontariato e al mettersi in gioco. Quello che continuo a proporre è di mettersi in gioco, perché il cambiamento non può avvenire scegliendo l’individualismo, scegliendo l’assuefazione, scegliendo di vivere nel proprio piccolo mondo”.
“I giovani – ha sottolineato – hanno la possibilità e le capacità di farlo, perché sono giovani. Quando noi mettiamo al centro noi stessi, siamo disposti a calpestare tutto e tutti pur di farci strada. Invece dovremmo fare strada agli altri o fare strada insieme, recuperare la dimensione della comunità e dell’impegno sociale. Questo alla lunga darebbe sicuramente risultati migliori”.
Presenti all’incontro, tra gli altri, il coordinatore del Premio ‘Paolo Borsellino’, Oscar Buonamano, ed il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco.
In particolare, Di Marco, che è anche sindaco di Abbateggio, ha ricordato quando nel 1995, da presidente della Pro Loco del piccolo centro, a 20 anni, fu minacciato di morte perché insieme ad un gruppo di attivisti, riuniti in un comitato, si oppose alla realizzazione di una mega discarica di rifiuti chimici in paese, a cui il Consiglio comunale aveva dato l’ok. La struttura, alla fine, non fu mai realizzata. “In qualche modo Abbateggio è emblema della lotta per la legalità e a difesa dell’ambiente”, ha detto il presidente della Provincia.