Hotel Rigopiano, legali sindaco Farindola: “Trasferire l’inchiesta a L’Aquila o si rischiano ritardi”

PESCARA, 1 giugno 2017 – Trasferire l’inchiesta sul disastro dell’Hotel Rigopiano, da Pescara a L’Aquila, per evitare possibili conflitti di competenza tra procure. E’ quanto hanno chiesto, in un’istanza presentata questa mattina presso la procura di Pescara, i legali del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, del tecnico comunale Enrico Colangeli e del Comune di Farindola.
Con queste parole, attraverso una nota, i tre avvocati, Cristiana Valentini, Massimo Manieri e Goffredo Tatozzi, illustrano il contenuto dell’istanza:
“Si chiede alla Procura della Repubblica di Pescara, che indaga per omicidio colposo, di declinare la propria competenza in favore di quella della Procura della Repubblica dell’Aquila, competente per il reato più grave di disastro. E’ proprio a L’Aquila, infatti, che si sono realizzate le condotte del reato più grave di disastro. Tale competenza attrae anche la cognizione dei reati di omicidio colposo”.
I reati di omicidio colposo plurimo, oltre a quelli di lesioni colpose plurime e atti omissivi in materia di sicurezza del lavoro, sono al centro dell’inchiesta della Procura di Pescara, che vede indagati Lacchetta e Colangeli,insieme al presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, al direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso e ai due funzionari della Provincia, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio.
ll 12 maggio scorso, inoltre i tre legali avevano presentato una denuncia, contro la Regione Abruzzo, per “disastro valanghivo doloso”, presso la Procura dell’Aquila. Al centro della denuncia, la mancata realizzazione della Carta di Localizzazione dei Pericoli da valanga (Clpv), che, a giudizio della difesa di Lacchetta e Colangeli, e del Comune di Farindola, “la Regione Abruzzo era tenuta a realizzare sulla base della legge 170 del marzo 2014” e che, sempre secondo i tre legali, “se fosse stata realizzata, avrebbe evitato il disastro costato la vita a 29 persone”.
Una denuncia, quest’ultima, che ha portato la Procura dell’Aquila ad aprire un fascicolo, inviato per competenza alla Procura di Pescara. A questo punto, però, i difensori di Lacchetta e Colangeli esprimono timori in merito all’eventuale sollevamento di conflitti di competenza:
“Si apprende che la Procura della Repubblica dell’Aquila ha ritenuto di dover trasmettere il fascicolo aperto dopo la denuncia presentata dagli scriventi il 12 maggio, alla Procura di Pescara, in quanto Procura attualmente procedente sui fatti di Rigopiano. Al fine di evitare futuri conflitti di competenza, con inevitabile ritardo nell’accertamento di reati così gravi, i sottoscritti difensori hanno presentato alla Procura di Pescara una istanza volta alla risoluzione del potenziale futuro conflitto”.
Valentini, Manieri e Tatozzi hanno presentato anche un’altra istanza, affinché sia convocato dalla Procura di Pescara, davanti al pm Andrea Papalia, l’ingegnere Carlo Giovani, all’epoca dei fatti dirigente del Servizio prevenzione rischi di Protezione civile:
“Dopo l’ascolto e l’analisi delle dichiarazioni rese dal funzionario responsabile dell’Ufficio Rischio Neve e Valanghe, è emersa evidente la necessità di sentire il diretto superiore del dottor Belmaggio all’epoca dei fatti. Si tratta, in effetti, del secondo livello di responsabilità per la realizzazione della Carta delle Valanghe (Clpv)”.
Lunedì scorso Belmaggio, su richiesta dei legali di Lacchetta e Colangeli, è stato convocato in Procura per riferire sulla mancata realizzazione della Carta di Localizzazione dei Pericoli da valanga. Nel corso dell’audizione, il responsabile dell’Ufficio Rischio Neve e Valanghe avrebbe affermato che c’erano poche risorse disponibili e che lui era un semplice sottoposto, indicando nell’ufficio a quel tempo presieduto da Giovani l’organo di interfaccia con l’elemento politico. Da qui, a giudizio dei tre avvocati, la necessità di ascoltare Giovani, che all’epoca dei fatti dirigeva il Servizio prevenzione rischi di Protezione civile, che raccoglie tutti gli uffici, tra i quali quello di cui era responsabile lo stesso Belmaggio. Pochi giorni dopo il disastro dell’Hotel Rigopiano, Belmaggio è stato promosso e chiamato a sostituire proprio Giovani.
In riferimento all’ingegnere Giovani, i tre legali ricordano:
“Il dirigente in questione era stato già convocato in data 11 febbraio dai sottoscritti difensori, ritenendolo persona certamente informata di fatti oggettivamente rilevanti per l’accertamento delle responsabilità della tragedia di Rigopiano. Si è però rifiutato di rispondere all’invito”.