Hotel Rigopiano, la lite a Farindola tra i parenti delle vittime e l’indagato finisce a querele

FARINDOLA, 18 maggio – Finisce a querele la lite scoppiata lo scorso 14 maggio a Farindola tra Giampaolo Matrone, superstite dell’hotel Rigopiano, Gianluca Tanda, presidente del comitato Vittime, e l’ex sindaco del paese, Massimiliano Giancaterino. L’ex primo cittadino accusa i primi due di averlo aggredito, mentre, a loro volta, gli altri due accusano lui di essere l’autore dell’aggressione, episodio “gravissimo e inqualificabile”.
I fatti sono avvenuti nel giorno in cui il Giro d’Italia è transitato nei pressi dei resti dell’hotel per rendere omaggio alle vittime. Tanda e Matrone, dopo essere stati a Rigopiano, in serata, si sono fermati a Farindola per incontrare, nella piazza del paese, la moglie di una delle vittime, Alessandro Giancaterino (fratello dell’ex sindaco), e per conoscere suo figlio.
La lite sarebbe scoppiata in un bar, anche alla presenza dell’attuale primo cittadino Ilario Lacchetta. Il superstite, pasticciere di Monterotondo che nella tragedia ha perso la moglie Valentina, parla di “un’autentica aggressione squadrista”.
Matrone – assistito da Studio 3A, società specializzata nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro – racconta che Giancaterino “era visibilmente alterato. Mentre ero al bancone mi ha colpito da dietro sul gomito del braccio destro con il chiaro intento di provocare. Mi ha intimato di uscire dal bar e mi ha pure spinto via con la forza, sia me che Gianluca Tanda, apostrofandomi con parole scurrili. Altri avventori inveivano contro di noi e l’attuale sindaco Lacchetta non ha aperto bocca”.
Matrone, Tanda e la donna si sono quindi allontanati, ma Giancaterino ha scritto al presidente del comitato dicendo che “non erano a casa loro e che non dovevano più comportarsi in quel modo”. A quel punto i due sono tornati indietro per chiedere spiegazioni, ma l’ex sindaco “per tutta risposta reagisce mettendo le mani in faccia al pasticciere e allontanandolo bruscamente. E altre persone del posto gridano ai due di andare via”.
Quando Tanda è intervenuto in aiuto di Matrone, che è invalido per le lesioni riportate nel crollo dell’hotel, “Giancaterino – prosegue il pasticciere – mi ha dato una violenta spinta, mi ha messo la mano sul torace e mi ha scaraventato per terra”. I due si sono quindi allontanati, ma l’ex sindaco li avrebbe nuovamente raggiunti “e ha tentato ancora di colpirci con dei pugni”, schivati, mentre le persone che erano con Giancaterino li avrebbero fatti cadere per le scale.
“Nella caduta ho riportato un brutto colpo al petto e, mentre ero steso a terra, Giancaterino mi ha pure assestato un calcio al volto. Quando Giancaterino viene portato via – prosegue Matrone – io e Tanda siano stati spinti e strattonati da numerose persone e che ci hanno fatto allontanare, lanciandoci dietro anche tre grossi vasi di fiori da un cortile che solo per miracolo siamo riusciti a schivare. Abbiamo vissuto momenti di paura. Giancaterino, agente di polizia locale, ha in dotazione l’arma e il gruppetto che era con lui ci minacciava brandendo delle aste”.
“Sono rimasto sconvolto da quanto è successo. Volevo tenerlo per me, ma ho deciso di denunciare tutto perché Giancaterino ha raccontato una versione dei fatti totalmente falsa: sappia che abbiamo testimoni. E anche il sindaco Lacchetta deve riferire la verità. Dall’ex sindaco non voglio le scuse, ma che abbia il coraggio di assumersi la responsabilità di quello che fa fatto nei confronti dei familiari delle vittime di Rigopiano e del sottoscritto. Noi non ce l’abbiamo in alcun modo con i cittadini Farindola – conclude Matrone – Ce l’abbiamo solo con gli indagati: sono loro che tengono in ostaggio la comunità”.
Non è chiaro, però, come siano realmente andate le cose. Giancaterino, infatti, il giorno dopo la vicenda, ha sottolineato che “non c’è stata alcuna rissa, perché la rissa prevede che tre o più persone vengano alle mani, mentre io sono stato aggredito con pugni e spintoni da Tanda e Matrone”. L’ex sindaco si è fatto visitare in ospedale a Penne ed è stato giudicato guaribile in sette giorni.
In pronto soccorso è andato anche Matrone, dimesso con una prognosi di sei giorni. Il pasticciere ha sporto querela ai Carabinieri di Penne, mentre Tanda ha fatto altrettanto attraverso il suo legale.
ANCHE GIANCATERINO SPORGE QUERELA: “IO VITTIMA DELL’AGGRESSIONE”
L’ex sindaco Massimiliano Giancaterino respinge ogni accusa in merito alla lite ed annuncia di avere a sua volta sporto querela per i fatti.
Giancaterino prova a fare chiarezza in una lettera, con l’obiettivo di “ristabilire la verità dei fatti accaduti”. L’ex sindaco dice che ci sono “almeno 200 persone” testimoni di di quanto accaduto quella sera.
L’ex primo cittadino racconta di essersi avvicinato a Tanda e Matrone per salutare il presidente del comitato, che già conosceva, e per presentarsi al superstite, pasticciere di Monterotondo (Roma), ma questi, si legge, “si girava. Mi presentavo, dicendo che ero il fratello di Alessandro, morto sotto la Valanga. A queste parole – aggiunge – lo stesso Matrone replicava con pesanti insulti (da ricondurre alla mia veste di indagato nella Tragedia) dicendo che comunque ci saremmo visti in Tribunale e, insieme al Tanda, usciva dal locale”.
“Sorpreso da tale atteggiamento aggressivo e ingiustificabile – aggiunge – il sottoscritto, molto risentito, scriveva su WhatsApp al Tanda le seguenti testuali parole: ‘Complimenti a te e al tuo amico, siete proprio bravi. Ci vediamo in tribunale. Siete grandi. Io vengo a salutarvi a casa mia e vengo trattato così. Va bene. Finisce ogni forma di dialogo da parte mia. Bravissimi'”.
A quel punto, secondo il racconto di Giancaterino, i due sarebbero tornati indietro e si sarebbero avvicinati “minacciosamente: dapprima vomitavano su di me insulti di ogni genere, poi il primo mi assestava una manata violentissima in faccia, diversi spintoni e un colpo al collo; il secondo mi colpiva con dei calci ripetuti. Evitavo di reagire alla violenza subita, tenendo le mani a posto. Venivo sottratto alla furia dei due soltanto dall’intervento di tanti compaesani che mi trascinavano via letteralmente. Immediatamente dopo – prosegue – volendo chiarire l’accaduto, seguivo i due lungo la scalinata che conduce alla Farmacia: alla mia richiesta di chiarimenti, per risposta ottenevo un’altra serie di colpi a viso e gambe. Anche in questa seconda occasione non alzavo un dito per colpire i due e venivo sottratto ai due dall’intervento di alcuni amici”.
“Non ho mai minacciato di morte nessuno in vita mai, tantomeno Tanda e Matrone – conclude l’ex sindaco, ufficiale di Polizia municipale – il solo paventare, da parte loro, l’uso della mia arma di ordinanza è malizioso assai e tende subdolamente ad insidiare il mio posto di lavoro. La mia arma, quando non sono in servizio, è custodita in luogo sicuro, smontata”.