Pescara
Stai leggendo
Hotel Rigopiano: riuniti i due procedimenti. Escono dal processo i responsabili civili

Hotel Rigopiano: riuniti i due procedimenti. Escono dal processo i responsabili civili

PESCARA, 18 settembre – Sono stati ufficialmente riuniti i due procedimenti sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto il 18 gennaio 2017 da una valanga che provocò 29 morti, e sul presunto depistaggio dell’inchiesta. Lo ha deciso il gup del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, durante la ripresa pomeridiana dell’udienza.

Lo stesso Sarandrea ha accolto tutte le richieste di esclusione dal procedimento avanzate dai legali dei cinque responsabili civili: Presidenza del Consiglio, ministero dell’Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola. Una decisione legata alla mancata partecipazione delle parti agli accertamenti tecnici irripetibili effettuati nel corso dell’inchiesta madre.

Il doppio procedimento era ripreso in mattinata, dopo i rinvii del marzo e del luglio scorsi, dovuti all’emergenza Coronavirus. Per quanto riguarda il primo versante, che conta 25 imputati, la Provincia di Pescara ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile contro gli imputati accusati di disastro. A seguire i legali dei responsabili civili, ossia Presidenza del Consiglio, ministero dell’Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola, hanno chiesto di essere esclusi dal procedimento.

Per consentire lo svolgimento dell’udienza nel rispetto delle normative anti-Covid, sono state utilizzate cinque aule simultaneamente, con quella principale, nella quale trovano posto il giudice, la pubblica accusa e gli imputati con i loro difensori, collegata attraverso un sistema audio-video alle altre quattro. Le parti che intendevano intervenire e che si trovavano in aule diverse dalle principali, dovevano alzare la mano e prenotarsi, per poi prendere la parola all’interno dell’aula principale. Un sistema che non è piaciuto all’avvocato Romolo Reboa, che assiste i familiari di alcune vittime. “C’era la possibilità di tenere il processo in un palasport, nel cortile del tribunale o in questa situazione – ha detto -. Occorre prendere atto che la scelta fatta rappresenta un esperimento fallito e non conforme a quanto disposto dal codice di procedura penale”. Il legale ha aggiunto: “Io in questo momento, se devo interloquire con uno dei miei assistiti, devo alzarmi e andare in un’altra aula per cercarlo, perdendo la possibilità di seguire il processo. Pppure se il mio assistito volesse parlare con me non potrebbe farlo, così come non è possibile concordare strategie di difesa con altri avvocati che si trovano altrove. Bisogna iniziare a ragionare sulla possibilità Pescara non sia compatibile con questo processo”.

Di conseguenza, in chiusura di udienza, l’avvocato Reboa ha chiesto la nullità degli atti processuali, sostenendo che l’organizzazione avrebbe “violato il diritto di difesa, dando vita ad un vero processo in un’aula e a processi di serie b nelle altre”. Il gup Gianluca Sarandrea, dopo che i pm Andrea Papalia e Anna Benigni si sono opposti alla richiesta, ha rigettato, ritenendo che “la possibilità di esercitare il diritto di difesa, nonostante i disagi legati all’emergenza Covid, sia stato pienamente garantito”.

Nel corso dell’udienza è stata inoltre affrontata la questione delle istanze di sequestro conservativo dei beni, a carico degli imputati, avanzate dalle parti civili, in merito alle quali il giudice si è riservato di decidere in occasione della prossima udienza, che è stata fissata per il 2 ottobre prossimo.

Mi sento...
Felice
0%
Orgoglioso
0%
Euforico
0%
Ok
0%
Triste
0%
Arrabbiato
0%