In Abruzzo è fuga da Sinistra Italiana per approdare alla corte di Bersani: “Vogliamo governare”

PESCARA, 10 marzo 2017 – Il nuovo soggetto politico denominato Movimento Democratico e Progressista, lanciato da Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, spariglia le carte anche nel quadro politico regionale. Sono circa 500 gli amministratori e i militanti abruzzesi che negli ultimi giorni hanno seguito il percorso del deputato Gianni Melilla e del sottosegretario alla giunta regionale Mario Mazzocca, in uscita da Sinistra Italiana per approdare alla corte dell’ex minoranza Pd. Probabile che alla fine compia la stessa scelta anche il consigliere regionale Leandro Bracco, il quale per il momento prende tempo e chiede di riflettere. Sinistra Italiana, a questo punto, è ridotta in macerie.
Nelle prime righe del comunicato diffuso dai fuoriusciti di Sinistra Italiana c’è il manifesto politico che spiega l’adesione al Movimento Democratico e Progressista, una forza politica che si autodefinisce concorrenziale, ma non alternativa, al Pd e al governo Gentiloni:
“Negli ultimi anni, provenienti da varie esperienze politiche, abbiamo lavorato per la ricomposizione della sinistra, per superare il paradosso di quella sinistra che mette in campo politiche di destra, come il Pd renziano, e dell’inefficacia di quella radicale. Abbiamo contribuito in maniera decisiva alla nascita di Sinistra Italiana anche in Abruzzo, speranzosi che questo potesse essere il terreno della ricomposizione, ma quel progetto come inteso in origine, a partire dall’assemblea del teatro Quirino del 2015, si è arenato nelle secche di un congresso insufficiente che ha chiaramente riposizionato Si nell’area dell’inefficacia radicale. Oggi 20 dei 28 delegati abruzzesi a quel congresso intraprendono un’altra strada”.
Insomma una voglia matta di tornare al governo del Paese e di ampliare le proprie posizioni di potere sullo scenario locale. Nell’analisi dei fuoriusciti, Sinistra Italiana viene liquidata come un soggetto destinato a restare nel recinto di un’opposizione radicale, residuale e ormai fuori dai giochi delle alleanze con i partiti di governo. Meglio, allora, lavorare ai fianchi di quel Pd che fino all’altro giorno veniva dipinto come il male assoluto e nel frattempo spuntare qualche posto di governo, tanto a livello nazionale quanto sul piano locale.
Il deputato Gianni Melilla lo spiega senza troppi giri di parole:
“Noi ci poniamo sempre il problema di governare il Paese, la Regione, il Comune, perchè vogliamo cambiare le cose. La nostra non è una sinistra identitaria e di testimonianza, ma è una sinistra che nell’ambito del centrosinistra vuole cambiare le cose e governare l’Italia. Stiamo dando vita ad un movimento che a livello nazionale si articola in tante posizioni: ci sono posizioni della sinistra tradizionale che io rappresento, ma anche posizioni vicine all’ex Ulivo, che quindi puntano ad un rinnovamento del centrosinistra. Domani ci sarà a Roma una grande assemblea che lancerà Campo Progressista di Giuliano Pisapia, mentre Bersani e Speranza hanno dato vita in parlamento al gruppo del Movimento Democratici e Progressisti. Stiamo adesso andando sui territori, perchè la nostra non è un’operazione di palazzo e facciamo appello ai giovani chiedendo loro di prendere in mano questo movimento e di costruire in ogni realtà un circolo, un’officina, un movimento, un cantiere che dia vita ad un nuovo centrosinistra”.
In realtà, più che i giovani, si rivedono tante vecchie conoscenze della politica. Oltre ai numerosi esponenti politici che lasciano Sel-Sinistra Italiana, aderiscono al Movimento Democratico e Progressista anche diverse figure che si erano fermate ai box in attesa dell’occasione giusta per tornare in pista: si va da Tommaso Di Febo, ex coordinatore regionale di Sel a Francesco D’Agresta, presidente nazionale di Esse, passando per gli ex consiglieri regionali Mario Filippini e Franco Caramanico, per l’ex assessore al Comune dell’Aquila Betty Leone e per altri amministratori locali come Paola Cianci, Marco Marra, Francesca Caporale, Rocco Di Battista, Rita Silvaggi e molti altri.
Giustino Masciocco, ormai ex capogruppo di Sinistra Italiana al Comune dell’Aquila, è ancora più esplicito di Melilla nell’esprimere la grande voglia di governo dei tanti fuoriusciti da Sinistra Italiana:
” Scommettiamo in un confronto con il Pd non renziano e non siamo d’accordo con i compagni che vogliono avere una sinistra minoritaria, che non si confronta con i problemi e che effettua soltanto denunce. Abbiamo compiuto questa scelta perchè vogliamo confrontarci con una sinistra di governo, vogliamo essere incisivi e produrre politiche che si rivolgano a persone meno fortunate, a ragazzi che non trovano lavoro e a coloro che lo perdono. A L’Aquila siamo contenti che tutti i compagni di Sel siano passati con il nostro nuovo movimento. Ci presenteremo alle prossime elezioni amministrative, che ci permetteranno di verificare se i cittadini apprezzano o meno la nostra scelta”.
Infine Mario Mazzocca:
“Ovviamente è situazione nuova, ancora in fieri e giorno per giorno ci sono novità. Il nostro è un percorso inclusivo, iniziato dallo scioglimento di Sel, quando non ci siamo più ritrovati con tanti compagni che sono stati con noi fino all’altro ieri e che ringrazio per il lavoro svolto insieme. Per quanto mi riguarda, cercherò di essere un punto di riferimento per le tematiche del lavoro, dell’ambiente e della democrazia, con una declinazione ovviamente di sinistra”.
Il sottosegretario regionale fa anche autocritica:
“Tornano con noi anche tanti compagni che nel corso di questi ultimi anni si erano un po’ persi, probabilmente anche a ragione, perchè anche noi ci abbiamo messo del nostro per rendere poco chiaro il quadro a sinistra. Con questa adesione facciamo quindi anche un po’ di sana autocritica, che credo non guasti”.
Secondo Mazzocca alla Regione non cambierà nulla:
“Io resto capogruppo di Sel, anche se il partito si è sciolto, visto che per regolamento non possiamo denominarci con nuova sigla. Le tematiche resteranno dunque quelle, ovvero lo sviluppo sostenibile, la disoccupazione e il reddito minimo, che abbiamo cercato di portare avanti in questi anni e rispetto alle quali siamo in attesa di risposte immediate. Su tutto questo ci confronteremo serratamente con la maggioranza”.
Gli obiettivi elencati da Mazzocca sono ben lontani dall’essere stati realizzati e al di là di qualche scintilla nel passato, ad uso e consumo della stampa, Mazzocca non si è sognato neanche per un momento di rompere con la giunta D’Alfonso. L’evoluzione in senso radicale di Sinistra Italiana avrebbe potuto creare tensioni in Regione, mentre adesso con la sponda del nuovo momento bersaniano il governo regionale può dormire sonni tranquilli. D’Alfonso osserva compiaciuto e si frega la mani.