L’Abruzzo riapre le discoteche in anticipo, ma a Pescara è polemica sugli orari. Confartigianato: “Non spegnere la città”

PESCARA, 15 giugno – L’Abruzzo introduce novità rispetto a quanto previsto dal Governo e anticipa la riapertura delle discoteche. Lo prevede un’ordinanza firmata ieri dal governatore Marco Marsilio, in vigore da oggi. Oltre alle discoteche all’aperto, il provvedimento del presidente di Regione riapre sale scommesse, bingo e Vlt, consente la ripresa di convegni, congressi, eventi fieristici e convention aziendali e stabilisce regole per i banchetti dei matrimoni. Il settore del divertimento serale, però, continua a far discutere a Pescara, città nota per la sua movida: rigidissimi gli orari imposti dal sindaco.
In Abruzzo, dunque, le discoteche aprono con un mese di anticipo rispetto a quanto previsto dal Dpcm del premier Conte. I locali da ballo possono riaprire da oggi, a condizione che esercitino attività all’aperto. Viene meno la regola dei due metri di distanza, ma gli utenti devono indossare la mascherina tutte le volte che non è possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro.
A Pescara continuano a far discutere gli orari di chiusura dei locali: mezzanotte dalla domenica al mercoledì e l’una dal giovedì al sabato. Di fatto, le discoteche del lungomare potranno riaprire, ma dovranno attenersi a quegli orari. All’origine degli orari restrittivi non c’è solo l’emergenza sanitaria, ma anche l’annosa questione dei residenti della zona di piazza Muzii, in pieno centro, distretto food and beverage più grande d’Abruzzo.
Si va inoltre verso la proroga dell’ordinanza che vieta l’asporto di alcolici nelle ore serali, in scadenza oggi: “ci stiamo lavorando in queste ore – dice il sindaco, Carlo Masci – sicuramente la prorogheremo, ma stiamo valutando se farlo per una o per due settimane. Oggi siamo in una situazione nuova e nulla potrà essere come prima – aggiunge Masci – Bisogna trovare un giusto equilibrio. Da un lato evitare un disagio esagerato ai residenti e dall’altro consentire a chi ha un’attività di lavorare”.
CONFARTIGIANATO: “NON SPEGNERE LA CITTA’, TURISMO A RISCHIO”
“I numeri ci danno ragione e gli esperti parlano di un sostanziale azzeramento dei contagi. A questo punto è fondamentale favorire il ritorno alla normalità ed evitare che in città ci siano economie di serie A e di serie B. Gli operatori hanno tenuto duro, hanno rispettato regole e limitazioni, ma è arrivato il momento di metterli in condizione di ripartire realmente. Bisogna tornare agli orari precedenti. Solo in questo modo si evitano gli assembramenti. La zona di piazza Muzii è un volano per l’economia cittadina. Tutti dobbiamo essere consapevoli di questo e bisogna sapere che se si spegne la città adesso si spegne il turismo per tutta l’estate”. Lo afferma Confartigianato Imprese Pescara a proposito della situazione e delle polemiche sul distretto food and beverage più grande d’Abruzzo.
“Gli operatori del settore – afferma il direttore di Confartigianato Imprese Pescara, Fabrizio Vianale – con senso del dovere hanno rispettato prescrizioni e limitazioni, attivandosi anche per la “sicurezza privata”, ma non possono attendere oltre per ripartire. Alle condizioni attuali per loro è impossibile lavorare. Gli orari eccessivamente rigidi, a nostro avviso, creano problemi su due fronti. Da un lato gli aspetti economici: le misure in atto penalizzano non solo i locali notturni, ma anche i ristoranti e altri tipi di attività. La città, a mezzanotte durante la settimana e all’una nei weekend, si spegne con il risultato che c’è chi sceglie di non andare a cena fuori, pur di poter fare una passeggiata nel corso della fascia oraria consentita, mentre chi va al ristorante si ritrova a non poter prendere neanche un gelato una volta finita la cena. Dall’altro lato gli aspetti sanitari: orari così rigidi impediscono ad altre attività, come quelle sul mare, di ripartire e fanno sì che tutti si concentrino in un’unica zona e in una precisa fascia oraria. Il risultato è che, grazie alle misure per contrastare gli assembramenti e per evitare la diffusione del virus, si sono viste strade piene come non se ne erano mai viste”.
“All’amministrazione comunale – prosegue Vianale – chiediamo di essere lungimirante, favorendo il ritorno alla normalità e la ripresa dell’economia. Ai residenti ricordiamo che la presenza dei locali ha riqualificato l’intera zona. Basta vedere cosa accade ancora in aree poco distanti. La priorità, per chi ha a cuore le sorti della città, è che l’economia riparta e non è il momento di cavalcare l’onda delle polemiche. Gli operatori hanno attivato il servizio di vigilanza privata e, come promesso, hanno fatto la loro parte. Quest’anno non ci saranno concerti, non ci saranno eventi. Il divertimento da sempre richiama a Pescara migliaia di persone, quella zona è un’eccellenza tutta abruzzese. Siamo sicuri di volerne dichiarare la morte, con tutte le conseguenze che ci saranno dal punto di vista turistico ed economico?”.
“Oggi – dice ancora Vianale – scade l’ordinanza che vieta l’asporto di alcolici. Al momento non abbiamo notizie di proroghe. Speriamo che l’amministrazione comunale abbia compreso che consentire l’asporto vuol dire dare agli operatori un ulteriore strumento per ripartire, dopo che molti di loro avevano investito, in un momento in cui non potevano permetterselo, per acquistare il materiale necessario”.
“Ben vengano il rispetto delle regole e i controlli – affermano Mario Palladinetti, titolare di ‘Salsedine’ e delegato di Confartigianato per l’area di piazza Muzii, e Daniele Giannascoli, titolare del ‘White Cliff’ e portavoce dell’Italian Hospitality Network (Ihn) di Pescara – ma c’è bisogno di regole ampie che favoriscano la ripresa del sistema. Non è il momento di creare economie di serie A e di serie B, abbiamo tutti bisogno di lavorare e di non fallire. Noi dobbiamo essere trattati al pari di tutti gli altri e abbiamo bisogno di essere messi in condizioni di ripartire. Pescara è da sempre una città a vocazione commerciale e perché rinasca c’è bisogno di dare al commercio la possibilità di riprendersi. In sintesi: restare aperti il più a lungo possibile. Le attuali misure vanno nella direzione opposta. Siamo stanchi di questa sterile battaglia con i residenti. Facciamo di tutto per garantire la sicurezza, ma le nostre responsabilità hanno un limite. Da sempre, in ogni contesto, ci sono persone che non si sanno comportare, ma il problema si risolve con maggiori controlli, non punendo gli esercenti. Il tempo sta scadendo – concludono – presto molti di noi inizieranno a chiudere: è il momento di fare le scelte giuste se si ha a cuore il futuro dell’economia cittadina”.