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M5s all’attacco: “D’Alfonso incompatibile. Abruzzo al voto entro 3 mesi, lo dice la legge” /VIDEO

M5s all’attacco: “D’Alfonso incompatibile. Abruzzo al voto entro 3 mesi, lo dice la legge” /VIDEO

PESCARA, 22 marzo – “Il Consiglio regionale prenda atto dell’incompatibilità di Luciano D’Alfonso e si proceda con lo scioglimento dello stesso, consentendo agli abruzzesi di tornare al voto entro tre mesi”. Lo affermano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, che hanno depositato alla Giunta per le elezioni del Consiglio regionale una segnalazione relativa all’incompatibilità del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, eletto senatore.

I grillini tornano dunque all’attacco sulla questione incompatibilità e rimettono tutto nelle mani del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, che presiede anche la Giunta per le elezioi, per superare una situazione in cui l’Abruzzo “è vittima di sequestro istituzionale”.

“IL ‘DIES A QUO’ E’ ARRIVATO”

Citano le norme di riferimento i consiglieri pentastellati, come l’articolo 1 comma 1 del Regolamento del Senato e l’articolo 122 della Costituzione e sottolineano che “il 16 marzo scorso la Corte d’Appello de L’Aquila ha proclamato l’elezione dei senatori e nella giornata di domani, venerdì 23 marzo 2018, Luciano D’Alfonso eserciterà per la prima volta le sue funzioni e prerogative da senatore partecipando alla prima seduta d’aula di Palazzo Madama”, affermando che “il famigerato dies a quo è, dunque, arrivato e porta con sé l’incompatibilità della carica di senatore con quella di Presidente della Giunta Regionale”. “Dall’inizio dell’anno l’Abruzzo è ostaggio della carriera politica di un solo uomo che non ha tenuto tanto a svolgere le funzioni di Presidente di Regione quanto abbia tenuto ad abbandonare la nostra regione per una più comoda poltrona romana” commentano in conferenza stampa i consiglieri regionali M5S Sara Marcozzi, Riccardo Mercante, Domenico Pettinari, Pietro Smargiassi e Gianluca Ranieri.

“FINE DELLA LEGISLATURA”

I grillini sottolineano che l’incompatibilità riguarda anche “il deputato-consigliere regionale Camillo D’Alessandro”. Consapevoli che “D’Alfonso non si dimetterà autonomamente chiediamo al presidente del Consiglio di convocare la Giunta per le elezioni al fine di prendere atto e dichiarare l’incompatibilità dei neoeletti e, quindi, decretare la fine di questa legislatura”.

I consiglieri sottolineano che “la legge non è soggetta ad interpretazione” e citano i riferimenti normativi. Secondo l’articolo 1 comma 1 del Regolamento del Senato “i senatori acquistano le prerogative della carica (…) dal momento della proclamazione”, mentre per l’articolo 122 della Costituzione “nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camera del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale”. Il M5s aggiunge che “sulle incompatibilità non è legittimato a esprimersi solo il Senato ma anche la stessa Regione Abruzzo con un procedimento proprio e indipendente: le incompatibilità dei consiglieri regionali abruzzesi sono sancite nella legge regionale 51 del 2004, che all’art. 4 riprende il dettato dell’articolo 122 della Costituzione”.

“Le cause di incompatibilità – si legge – sia che esistano al momento della elezione sia che sopravvengano ad essa, comportano decadenza dalle cariche di presidente e di componente della Giunta, nonché di consigliere regionale, se l’interessato non esercita l’opzione prevista dal comma 4, ossia se l’incompatibile non abbia provveduto a dimettersi dalla carica di consigliere o presidente”.

Marcozzi, Mercante, Pettinari, Smargiassi e Ranieri invitano quindi il presidente Di Pangrazio, “nella sua qualità di arbitro terzo e tutore dell’istituzione Consiglio Regionale, per ridare dignità alla popolazione abruzzese, a concludere con onore e nel rispetto delle leggi il proprio mandato”.

LOLLI NON PUO’ SVOLGERE FUNZIONI DI PRESIDENTE

I consiglieri pentastellati sottolineano anche che “il presidente di Regione è eletto a suffragio universale e diretto nel sistema neoparlamentare delineato dalla Costituzione e la sua decadenza non può dar luogo a surroga delle proprie funzioni neanche al vicepresidente”.

“Le dichiarazioni del vicepresidente Giovanni Lolli ci lasciano interdetti – dicono – come, del resto, tutte le dichiarazioni di coloro che insistono a parlare di rimpasti di giunta e di rilancio dell’azione di governo dell’ultimo anno”.

Citando l’articolo 141 del Regolamento del Consiglio regionale, Marcozzi, Mercante, Pettinari, Smargiassi e Ranieri ricordano che “i poteri del Consiglio regionale sono prorogati sino alla proclamazione degli eletti nelle nuove elezioni, limitatamente agli interventi che si rendono dovuti in base agli impegni derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea, a disposizioni costituzionali o legislative statali o che, comunque, presentano il carattere dell’urgenza e necessità”.

“In sostanza – concludono i pentastellati – sul vicepresidente della Giunta regionale Giovanni Lolli graverà il solo compito, oltre quanto stabilito dall’art. 141, di indire le elezioni regionali con proprio decreto, come precisato dall’articolo 6 comma 3 della legge regionale 9 del 2013. Qualunque azione al di fuori di quanto espressamente previsto dalla norme, dovrà essere considerata illegittima e sarà da noi sottoposta al vaglio di ogni autorità e istituzione competente”.

 

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