Omicidio Chieti, la supertestimone: “Cipressi e Di Marco si sono affrontati”
CHIETI, 10 ottobre – Sarebbe stato un alterco, provocato da un approccio respinto e dal lancio di un bicchiere di birra da parte della vittima, a far scattare la colluttazione culminata con la morte di Fausto Di Marco, l’uomo di 39 anni ucciso ieri mattina all’alba, a Chieti Scalo, davanti ad un negozio di kebab e ad un circolo privato. E’ quanto emerso dalla testimonianza di una donna di 30 anni, amica di Emanuele Cipressi, il giovane di 24 anni sottoposto a fermo in qualità di principale indiziato dell’omicidio.
La donna, nella notte a cavallo tra l’8 e il 9 ottobre scorsi, si sarebbe trovata in compagnia di Cipressi all’esterno del locale e avrebbe assistito a tutta la scena. Proprio il suo racconto avrebbe consentito di individuare il presunto assassino e di ricostruire l’accaduto. Di Marco, stando a quanto riferito dalla supertestimone, era piuttosto ubriaco e le avrebbe rivolto delle avances pesanti, che lei avrebbe rifiutato. Di Marco, sentendosi respinto, le avrebbe lanciato un bicchiere, che lei avrebbe schivato e che invece sarebbe finito addosso a Cipressi.
Il giovane fermato, che in quel momento aveva in mano una bottiglia di birra, in parte per difendere l’amica e in parte perchè raggiunto dal bicchiere, si sarebbe avvicinato a Di Marco: a quel punto sarebbe iniziata una colluttazione, con i due uomini che sarebbero finiti a terra. Secondo la donna, quando Cipressi si è rialzato, anche Di Marco sarebbe riuscito a rimettersi in piedi, seppure barcollante e perdendo molto sangue. La vittima, stando a quanto affermato dalla testimone, potrebbe dunque essere stata raggiunta al collo da un coccio di bottiglia, che gli avrebbe reciso le vene della carotide.
La donna sarebbe poi tornata a casa, pensando che Di Marco fosse soltanto ferito e solo nella tarda mattinata di ieri, una volta appresa la notizia della morte dell’uomo, si sarebbe recata dai Carabinieri per riferire quanto visto. Naturalmente si tratta di una versione ancora tutta da verificare, ma che è già risultata determinante per iniziare a delineare i contorni del delitto e per individuare i protagonisti della vicenda. A rafforzare gli indizi contro Cipressi, ci sarebbero anche un paio di jeans, macchiati di sangue, trovati nel bagno della casa in cui il giovane vive.