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Protesi difettose all’anca, a Teramo chiesta l’archiviazione del fascicolo

Protesi difettose all’anca, a Teramo chiesta l’archiviazione del fascicolo

TERAMO, 15 febbraio –  A far partire l’inchiesta, nel 2014, era stata la denuncia di una teramana di 83 anni che nel 2007 si era sottoposta ad un intervento di protesi all’anca e alla quale si era successivamente aggiunta la denuncia di un’altra pensionata che aveva vissuto un caso analogo.  Un’inchiesta, quella per lesioni colpose aperte dalla Procura di Teramo in merito alla vicenda delle protesi difettose all’anca della DePuy,l’azienda della multinazionale Johnson&Johnson, per la quale il pm Stefano Giovagnoni ha chiesto l’archiviazione del fascicolo.

Le indagini, infatti, si erano concentrate sia su eventuali omissioni da parte dell’azienda interessata, oltre che degli enti preposti, nel gestire la vicenda dopo che erano emersi problemi di tossicità, sia sull’iter autorizzativo che aveva portato all’immissione in commercio delle protesi, senza che emergessero aspetti tali da portare la vicenda davanti ai giudici.

La DePuy, infatti, secondo quanto emerso dall’inchiesta, dopo aver rilevato il difetto sulle protesi  nel corso dei dovuti controlli, si era  immediatamente attivata ritirandole dal mercato e avvisando gli enti competenti a partire dal Ministero. E lo stesso Ministero e le Asl, nello specifico quella teramana, si erano attivate richiamando i pazienti per i controlli del caso.

Escluse responsabilità in tal senso la Procura aveva approfondito eventuali mancanze in relazione all’iter dell’autorizzazione in commercio delle protesi incriminate, con la consulenza affidata al professor Roberto Lombardi che aveva effettivamente  fatto emergere l’assenza di studi ed accertamenti, come disposti dalla normativa in vigore, sull’eventuale rilascio di materiali pesanti da parte delle protesi e quindi la loro tossicità.

Ma la relazione dei due consulenti nominati dalla Procura per gli accertamenti tecnici nella prima fase delle indagini, i professor Rino Froldi e Mario Cingolani, aveva messo nero su bianco come le prime indicazioni su una possibile tossicità della protesi risalissero al 2010, quindi a molti anni dopo il loro impianto nelle due pazienti che avevano sporto denuncia.

Da qui la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

Il caso era scattato in seguito al ritiro dal commercio, da parte della stessa DePuy delle relative protesi. Una vicenda che aveva portato a numerose cause civili e a due procedimenti penali: uno aperto a Teramo, senza indagati, e uno aperto a Torino dal procuratore Raffale Guariniello.

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